LICHENI E QUALITA' DELL'ARIA

L'uso dei licheni come bioindicatori di inquinamento atmosferico è dovuto al fatto che la varietà delle specie e la loro frequenza è correlabile alla presenza di inquinanti.
I primi studi sulla sensibilità dei licheni risalgono alla seconda metà del 1800 (Grindon e Nylander) ma è solo dal 1970 in poi che sono stati pubblicati lavori sul tema da parte di molti scienziati soprattutto del Nord-europa e del Nord-america.

I licheni si possono ritenere dei buoni bioindicatori perché hanno le seguenti caratteristiche :

  • elevata capacità di assorbimento di sostanze presenti nell'aria in quanto gli scambi gassosi avvengono normalmente attraverso tutta la superficie del lichene che è privo di stomi e cuticola ; l'acqua, gli elementi nutritivi e quindi anche gli inquinanti vengono assunti dall'aria in soluzione o associati al particellato;
  • resistenza a lunghi periodi di siccità ed a basse temperature che permettono di mantenere una certa attività metabolica continua nel tempo ;
  • impossibilità di liberarsi delle parti vecchie o deteriorate come invece possono fare le piante superiori ;
  • lento accrescimento e grande longevità che consentono di seguire l'evoluzione dell'inquinamento nel tempo;
  • sensibilità nota a vari agenti inquinanti, è stato dimostrato che le varie specie licheniche presentano gradi di tolleranza diversi ad inquinanti come l'anidride solforosa, gli idrocarburi, il piombo, i floruri e molti altri.

Le risposte biologiche più evidenti dei licheni all'inquinamento atmosferico sono :

  • riduzione del numero totale delle specie nel tempo e nello spazio
  • riduzione della vitalità ed alterazione della forma e del colore del tallo
  • riduzione della fotosintesi e della respirazione cellulare
  • riduzione della fertilità
  • alterazione della composizione della comunità lichenica.


Lo studio di queste risposte biologiche ha permesso di elaborare diverse metodiche per rilevare la qualità dell'aria. Uno dei metodi più usati (fino a pochi anni fa) per rilevare l'I.A.P. (Index of Atmospheric Purity), è stato quello formulato da una équipe diretta dal prof. K. Ammann (Università di Berna) basato sul numero e sulla frequenza delle specie licheniche presenti all'interno di un reticolo composto da dieci maglie rettangolari. Questo metodo, adattato per l'Italia dal prof. P.L. Nimis dell'Università di Trieste nel 1986, è stato usato per studi di qualità dell'aria in molti comuni ed anche dalla Regione Veneto.

Lo stesso metodo semplificato è stato applicato in molte scuole per realizzare il "Progetto Licheni del W.W.F."dal 1989 in poi. Attualmente, un metodo molto simile rielaborato dal prof. P.L. Nimis dell'Università di Trieste, è stato adottato dall'A.N.P.A. (Agenzia Nazionale per l'Ambiente) come tecnica di biomonitoraggio per rilevare l'I.B.L. (Indice di Biodiversità Lichenica) che, in modo scientificamente più corretto, fornisce "una stima della deviazione dalle condizioni normali" di componenti degli ecosistemi reattivi all'inquinamento atmosferico( Nimis 1999).

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