I BIOINDICATORI

Con il termine inquinamento in genere ci si riferisce alla concentrazione delle sostanze nocive alla salute umana; i livelli soglia per le diverse sostanze sono stabiliti per legge e variano da paese a paese. La misurazione di tali concentrazioni si avvale di metodiche chimico-fisiche che sono molto precise ma richiedono strumentazioni costose e offrono dati puntiformi sia nel tempo che nello spazio senza tenere in considerazione le possibili sinergie tra i vari inquinanti.
Con il termine qualità di un ambiente ci si riferisce invece agli effetti delle sostanze nocive, in questo caso diventa molto più difficile una stima delle dosi soglia che tenga conto di tutti gli aspetti che possono contribuire a determinare conseguenze negative per la salute.
Per cercare comunque di misurare questi effetti, si stanno sempre più sviluppando tecniche che si avvalgono degli indicatori biologici; si tratta di organismi viventi che con la loro presenza o assenza e quantità e qualità consentono la valutazione del livello di inquinamento. La correlazione tra le concentrazioni di sostanze tossiche e le risposte biologiche, che si manifestano essenzialmente come variazioni della vitalità (modificazioni morfologiche e/o fisiologiche) e danni genetici, derivano da rielaborazioni statistiche basate sulla concordanza con i dati chimico-fisici.

L'impiego dei bioindicatori trova un'importante chiave di lettura nella salvaguardia della diversità biologica (Convenzione ONU n° 516 /92).Per biodiversità si intende la variabilità tra gli organismi viventi di ogni origine, comprendendo la diversità nell'ambito di ciascuna specie e quella tra le diverse specie appartenenti a tutti gli ecosistemi. La biodiversità oltre a rappresentare un valore diretto dal punto di vista dell'utilizzazione produttiva e commerciale acquista un valore indiretto in quanto la sua perdita, spesso di tipo irreversibile , causa un impoverimento degli ecosistemi che comporta una diminuzione della capacità di adattamento ai cambiamenti e un calo del patrimonio genetico prodotto da milioni di anni di evoluzione. La salvaguardia di questo valore rappresenta l'unico possibile investimento per il futuro del genere umano ed il mantenimento della vita sul pianeta.

Possono essere usati come bioindicatori tutti gli organismi capaci di variare le loro reazioni biologiche al variare di precise soglie di inquinamento e tali da poter essere utilizzati in metodiche standardizzate; i loro maggiori pregi sono: registrare fenomeni verificatisi in tempi precedenti il momento dell'analisi, consentire una molteplicità di rilevazioni nello spazio dato il loro basso costo ed evidenziare effetti dovuti alle contemporanee presenze di vari fattori che interferiscono tra loro.

Inoltre possono rappresentare una prima spia della presenza di sostanze tossiche sconosciute o ritenute assenti nel sito in esame.

Un buon bioindicatore dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

  • Sensibilità nota a certe sostanze, cioè una relazione quantitativa tra risposta biologica e concentrazioni di un dato inquinante
  • Ampia distribuzione nell'area di indagine per una facilità di campionamento
  • Scarsa mobilità per essere rappresentativo del luogo di prelievo
  • Longevità per registrare nel tempo l'evoluzione dello stato di inquinamento
  • Uniformità genetica che garantisca una omogeneità di risposte agli agenti tossici

Lo svantaggio dei biomonitoraggi è che le metodiche usate risultano difficilmente standardizzabili in quanto gli organismi viventi sono influenzati da vari parametri ambientali e non solo dall'inquinamento (per esempio fattori climatici) e molto spesso le risposte a concentrazioni crescenti di sostanze tossiche non sono lineari. D'altra parte questo può essere considerato un vantaggio se si considera che tali risposte rispecchiano la complessità delle dinamiche ambientali.

Queste tecniche biologiche non devono essere considerate alternative a quelle strumentali, bensì complementari in quanto permettono, dando una visione di insieme, di individuare in tempi brevi e a costi ridotti delle "aree a rischio" nelle quali effettuare analisi dettagliate di tipo chimico-fisico.

L'individuazione delle "aree a rischio" può essere eseguita nell'ambito di attività didattiche in quanto non richiede l'utilizzo di costose apparecchiature e le metodiche consentono di percepire un fenomeno difficilmente visibile come quello dell'inquinamento. Inoltre esse permettono un approccio di tipo complesso alle problematiche ambientali.

Alcuni tra gli organismi che si possono usare come bioindicatori anche in ambito scolastico sono i macroinvertebrati per l'acqua, i licheni per l'aria e la macroflora per l'ambiente ripario.

Fiorella Frassetto, Irma Pellegrini

BIBLIOGRAFIA

  1. Martinengo, Quaranta - Licheni - Quaderno di Ed. Ambientale n° 11 W.W.F. ITALIA - 1990
  2. Nimis, Bova Siciliani- Il progetto didattico Biodiversità e Bioindicatori- Seminario nazionale “Natura chiama scuola” Trieste, 1994
  3. Ghetti, Bonazzi- I macroinvertebrati nella sorveglianza ecologica dei corsi d’acqua CNR Roma 1981
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